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inHeritage


 

Il progetto

Titolo: inHeritage. I beni culturali del lavoro in Friuli Venezia Giulia: Archivi, Luoghi, Memorie, Culture.

Durata: progetto triennale (2017-2019);

Realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia  Art. 26 L. R. 16/2014 (Progetti triennali di rilevanza regionale concenenti inviative di studio e attività di Centri della divulgazione della cultura umanistica, artistica e scientifica);

Soggetto beneficiario: Istituto Livio Saranz CF 90064420327;

Finaziamento di 66, 750 euro concesso nel 2018 per la seconda annualità del trienno 2017-2019  - data di incasso finanziamento 4 maggio 2018;

Finaziamento di 65, 000 euro concesso nel 2017 per la prima annualità del trienno 2017-2019  - data di incasso finanziamento 13 luglio 2017;

Che cos'è inHERITAGE

inHeritage è un progetto nato nel 2017 per attivare dinamiche di condivisione e di divulgazione dei patrimoni storico culturali legati al mondo del lavoro e della produzione che si sono sedimentati nei diversi ambiti territoriali della regione Friuli Venezia Giulia. Suo scopo principale è promuovere un network, virtuale e reale, tra soggetti, pubblici e privati, anzitutto regionali ma non solo, che operano nella conservazione e nella valorizzazione di Archivi e Luoghi, Culture e Memorie del lavoro e di impresa. InHeritage è un progetto corale e condiviso, dove i diversi soggetti coinvolti hanno come orizzonte comune la costruzione di una rete di scambio e comunicazione tra i patrimoni storico culturali legati al mondo della produzione; la creazione di strumenti che li sappiano raccontare a persone di tutte le generazioni.

Principali linee di intervento

inHeritage rappresenta un progetto organico e coerente, a tutt'oggi mancante nella regione Friuli Venezia Giulia. Nell'attribuire centralità allo studio del fatto produttivo e alla valorizzazione delle diverse testimonianze, materiali e immateriali, da questo generate, esso concorre all'ampliamento e alla diversificazione dell'offerta culturale regionale rivolta al grande pubblico; contribuisce, altresì, a stimolare i diversi attori istituzionali ad investire nella cultura dell' impresa  e del lavoro, ad impegnarsi per la salvaguardia del suo patrimonio storico culturale e in uno sforzo di ripensamento su i suoi possibili percorsi di valorizzazione e rigenerazione.

Le sue principali linee di intervento sono:

1. sviluppare un portale che possa fungere da collettore del network di soggetti pubblici e privati che aderiscono al progetto e, al tempo stesso, da strumento di fruizione di patrimoni storico culturali allo stato attuale scarsamente valorizzati, non connessi tra loro, spesso anche invisibili.

2. promuovere occasioni di dialogo e di incontro, di scambio di conoscenze ed esperienze tra enti che possiedono e/o conservano patrimoni di interesse progettuale ed esperti, operatori, manager e progettisti culturali che operano nel settore.

3. promuovere iniziative di divulgazione e produrre strumenti di particolare efficacia comunicativa allo scopo di favorire nelle persone il riconoscimento del patrimonio culturale, materiale e immateriale, di impresa e del lavoro, come bene comune e come heritage, come fattore identitario e di valorizzazione di un territorio.

 inHeritage e i Beni culturali

inHeritage è un progetto che riconosce in tutto ciò che è generato dal fatto produttivo un importante componente del patrimonio culturale. Esso muove dall'ambizione di poter contribuire alla sua valorizzazione attraverso la creazione di strumenti che consentano alle persone di fruire di quei beni che testimoniano quanto oggi rimane della sua eredità: gli archivi, i luoghi della produzione e dell’archeologia industriale, i musei dedicati. Per il raggiungimento di tale obiettivo, lo strumento di cui intende principalmente avvalersi è rappresentato dal portale.

Nella sua prima fase di attività (2017-2019), il progetto si concentra sugli archivi del lavoro e di impresa pubblici e privati già dichiarati di notevole interesse storico culturale (codice dei Beni culturali e del paesaggio d.lgs 42/2004, art. 10 comma 3-b). Ciò allo scopo di creare tra questi una prima rete di scambio e di comunicazione, successivamente da ampliare ai complessi archivistici ancora non notificati. Proprio in quest'ottica, già nel corso del primo triennio, il progetto intende avviare un lavoro propedeutico  all'intercettazione dei beni archivisti "invisibili", in particolare promuovendo sul territorio regionale iniziative volte a sensibilizzare sull'importanza della loro tutela e conservazione, a suscitare nei loro produttori e/o detentori il desiderio di partecipare al progetto e di aderire alla sua rete. Attività che ha dunque lo scopo di gettare le basi per una futura e necessaria mappatura dei patrimoni archivistici " ancora non dichiarati di interesse culturale. Una mappatura intesa come prima tappa di un percorso di scambio e collaborazione tra soggetti pubblici e privati che consenta al progetto di produrre un sistema coerente e sempre più ampio di dati e informazioni e di farlo progressivamente confluire nel portale.

Per quanto concerne le fasi di lavoro, questi i principali passaggi:

1) Individuato il primo nucleo di archivi di interesse progettuale, è stata effettuata una ricognizione di carattere generale, sostanzialmente mirata a rilevare gli strumenti di ordinamento esistenti e a verificare la loro corrispondenza con i materiali conservati. Tale lavoro è stato talvolta anche accompagnato da sondaggi a campione sulle carte per una prima individuazione delle tipologie documentarie e dell'articolazione strutturale del complesso. Alla luce delle criticità e delle esigenze emerse, sono state quindi definite procedure di rilevamento di dati e informazioni da utilizzare per singolo complesso documentario.
2) Si è quindi proceduto alla strutturazione di un modello standar di scheda archivistica per il web. In accordo con la nozione di bene culturale come bene popolare cui si richiama il progetto, particolare attenzione è stata prestata alle modalità di comunicazione del bene all'utente finale. In quest'ottica si è cercato di operare ai fini della creazione di strumenti di fruizione il più possibile "friendly", principalmente operando attraverso adattamenti e semplificazioni della descrizione archivistica prevista dal modello standar internazionale (scheda ISAD-G).
3) Il passaggio successivo è stato quello volto alla progettazione dell'interfaccia del portale. La creazione di un elenco iconico linkabile con rinvio alla scheda del singolo bene culturale è apparsa una modalità di restituzione - per quanto semplificata e resa più narrativa, e pur se a tutt'oggi mancante per la regione Friuli Venezia Giulia - non del tutto soddisfaccente rispetto ad una utenza finale rappresentata anche da un pubblico di non addetti ai lavori. Si è quindi optato per l’elaborazione di contenuti capaci di supportare l'utente nella fruizione del bene culturale collocandolo tanto nel contesto storico economico che lo ha generato, quanto nei diversi ambiti territoriali regionali in cui è andato nel tempo sedimentandosi e stratificandosi. In quest’ottica, sono stati quindi progettati due percorsi di ricerca, “Settori” e “Territori”, con contenuti diversi ma complementari, e adatti a qualsiasi tipo di bene culturale (rappresentato, in prima battuta, dai beni archivistici, successivamente anche da quelli storico architettonici e dai Musei dedicati).

Metodo

La valorizzazione del patrimonio storico culturale legato al mondo del lavoro e di impresa necessita di molteplici competenze. Ecco perché inHeritage è un progetto multidisciplinare e interdisciplinare. Aspetto che si riflette pienamente nella composizione del suo Comitato scientifico, che attualmente vede collaborare persone con esperienze di studio, ricerca, divulgazione nel campo della storia economica, del lavoro e di impresa, del settore etnografico e antropologico, delle discipline archivistiche e della valorizzazione dei beni storico - architettonici e del Paesaggio. Multidisciplinarità non vuol dire però interdisciplinarità ed è per quanto concerne quest'ultima che il lavoro scientifico di inHeritage presenta caratteri di particolare complessità.

Tuttavia, al di là delle specifiche competenze, i diversi settori coinvolti trovano un importante e fondamentale comune denominatore nella centralità rivestita dall'evoluzione del rapporto territorio/lavoro/comunità, rapporto che nel tempo cambia e si trasforma. La dimensione storica costituisce sotto questo aspetto quella che maggiormente consente al progetto di svilupparsi attraverso un percorso scientifico aperto alla contaminazione di diversi approcci e punti di vista disciplinari. Un percorso che, nel muovere in direzione di una lettura trasversale dei patrimoni storico culturali generati del fatto produttivo, punta ad elaborare strumenti interpretativi e di conoscenza che consentano alle persone di fruire di questo nelle sue diverse sedimentazioni e stratificazioni sia materiali che socio-antropologiche.

 

Comitato scientifico

Roberta Altin, docente di antropologia culturale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Ateneo di Trieste, si occupa di migrazioni transnazionali, di antropologia museale e visuale.
È responsabile scientifico del Museo dell’arte fabbrile e delle coltellerie di Maniago e fa parte del comitato tecnico-scientifico degli ecomusei del Friuli Venezia Giulia.

Antonietta Colombatti, archivista di Stato, attualmente lavora presso l'Archivio di Stato di Trieste di cui è responsabile del Servizio educativo. Ha un percorso di studio e di ricerca in ambito storiografico (Università di Trieste) e di formazione in conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale (Università di Padova).

Francesca Frugoni, archivista di Stato ha un percorso formativo e di ricerca, in ambito storico, presso l'Università degli studi di Pisa e presso l'Università degli studi di Torino; ha lavorato per alcuni anni per la Soprintendenza archivistica della Lombardia occupandosi, tra gli altri incarichi, di archivi di impresa e di comunicazione nell'ambito dei beni culturali. Dirige attualmente l'Archivio di Stato di Trieste.

Roberta Garruccio, ricercatrice in Storia economica presso il Dipartimento di scienze della mediazione linguistica e di studi interculturali dell’Università degli studi di Milano, i suoi interessi scientifici sono sempre stati centrati sulla storia dell’impresa, dall’inizio degli anni duemila con una speciale attenzione alla costruzione di fonti e archivi orali per la ricerca storica. Ha partecipato, in questa direzione, a diversi progetti di ricerca che hanno coinvolto istituzioni e promotori altrettanto diversi (Centro per la cultura d’impresa, Fondazione Bassetti, Fondazione Olivetti, Fondazione Eni – Enrico Mattei, Fondazione Pirelli). Attualmente si sta occupando di storia dei processi di deindustrializzazione, con particolare attenzione al contesto di Sesto San Giovanni, tema per cui ha svolto un progetto di ricerca in collaborazione con la Fondazione ISEC e con l’Associazione AVoce.

Alessandra Marin, docente in Urbanistica presso il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università degli Studi di Trieste, la sua attività di ricerca è principalmente focalizzata sulla storia della città e dell’urbanistica del Novecento, nonché sugli aspetti teorici ed applicativi della rigenerazione urbana, con particolare attenzione ai territori industriali storici e alle parti di città realizzate su iniziativa pubblica.
È socia fondatrice delle sezioni regionali del Friuli Venezia Giulia dell’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (per la quale è referente regionale) e di Docomomo Italia Onlus, di cui è segretario nazionale.

Sara Roncaglia, docente a contratto di Antropologia culturale presso il Dipartimento di scienze della mediazione linguistica e di studi interculturali dell’Università degli Studi di Milano, ha svolto ricerche nell’ambito dell’antropologia del lavoro, dell’antropologia indianista, dell’antropologia dell’alimentazione e dell’antropologia rurale. Ha collaborato con istituzioni come il Centro per la cultura d’impresa, la Fondazione Eni – Enrico Mattei, il FoodLab Barilla e l’Associazione Donne in Campo.
Attualmente sta studiando i processi di deindustrializzazione a Mumbai, dopo aver partecipato a un progetto di ricerca sulla deindustrializzazione di Sesto San Giovanni, condotto in collaborazione con Fondazione ISEC e con l’associazione AVoce.

Ariella Verrocchio, Ph. D direttrice scientifica dell’Istituto Livio Saranz di Trieste da molti anni si occupa di recupero, tutela e valorizzazione dei patrimoni storico-culturali del lavoro, con particolare riguardo nell'ambito delle fonti scritte, orali e visive. A quest’impegno affianca quello per lo studio e la divulgazione di tematiche inerenti le trasformazioni del mondo del lavoro in prospettiva storica e di genere.
Attualmente coordina il progetto inHeritage con l'aspirazione di poter contribuire ad una maggior valorizzazione dei Beni culturali, materiali e immateriali, legati al mondo della produzione nella sua Regione.

Sara Zanisi, studiosa di storia del lavoro e dell’impresa, collabora con numerose istituzioni culturali lombarde, tra cui Associazione Duccio Bigazzi per la storia dell’impresa e del mondo del lavoro, Fondazione ISEC- Istituto per la Storia dell'Età contemporanea, Fondazione Dalmine, Università commerciale L. Bocconi.
È socia fondatrice e, attualmente, Presidente dell’Associazione AVoce, etnografia e storia del lavoro, dell’impresa e del territorio.