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Archivio Arsenale Triestino San Marco


Storia dell’ente

L’Arsenale Triestino San Marco

La nascita dell’ATSM (Arsenale Triestino San Marco) fu diretta conseguenza del riassetto della cantieristica italiana elaborato nel 1966 dal CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica): dal 1970 i due storici e contigui cantieri triestini Arsenale del Loyd Triestino e Cantiere San Marco si fusero in un unico stabilimento. Ciò rappresentò l’esito finale di quella serie di intrecci societari complessi e variabili che aveva caratterizzato fin dagli inizi l’industria cantieristica triestina e che ne scandì le tappe dello sviluppo. Per l’ATSM l’ultima fase fu il passaggio sotto la gestione Fincantieri - Cantieri Navali Italiani nel 1984, per diventare prima uno degli stabilimenti della Divisione riparazioni e trasformazioni del gruppo e in seguito, nel 1996, vedere conclusa la propria attività produttiva con il progressivo trasferimento degli addetti al cantiere navale di Monfalcone.

 

L’Arsenale del Lloyd Austriaco

Il nucleo dal quale trovò origine lo stabilimento dell’Arsenale fu l’officina che la compagnia di navigazione Österreichischer Lloyd - Lloyd Austriaco allestì alla fine del 1837 e ingrandì due anni più tardi. Nel 1853 venne impiantato un grande e moderno cantiere navale, ultimato nel 1861, destinato alla riparazione e alla costruzione di scafi in ferro o in legno e dotato di officine e macchinari per la costruzione di piroscafi e motori.

Nei primi decenni di vita, l’evoluzione produttiva dell’Arsenale si adeguò ai cambiamenti nelle tecniche di navigazione, quali il definitivo tramonto della vela e l’affermazione definitiva della propulsione meccanica. Dal cantiere del Lloyd Austriaco uscirono imbarcazioni a fondo piatto per lo scarico e carico delle navi, imbarcazioni ibride, piroscafi per il trasporto di passeggeri e merci, bastimenti da passeggeri, e venne proseguita l’attività di riparazione tanto di navi quanto di macchinari. Il numero degli addetti, oscillando tra 1.200 e i 3.000 lavoratori, si accordò alle commesse e alla variabile intensità della produzione.

All’inizio del Novecento un riassetto generale fece sì che la compagnia concentrasse le attività produttive dell’Arsenale attorno ai bacini, cedesse al Demanio parte dell’area e, infine, costituisse assieme alla Stabilimento Tecnico Triestino la società anonima partecipata Cantiere San Rocco, della quale mantenne la metà delle azioni fino al 1923. Dagli anni successivi al primo conflitto mondiale, dedicandosi il Lloyd Triestino prevalentemente al settore della navigazione, il complesso fu impegnato soprattutto in attività di manutenzione e ammodernamento di imbarcazioni, attività che tra le due guerre si indirizzarono verso l’adeguamento di natanti civili alle esigenze militari. Nel marzo 1940 si interruppe il legame diretto tra la compagnia di navigazione e lo stabilimento, il quale entrò da allora nell’orbita delle società partecipate statali prima sotto il controllo dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) e dal 1947 di Finmeccanica. Fu all’interno delle politiche economiche statali che nel 1959 l’Arsenale Triestino assorbì il Cantiere San Rocco di Muggia, a sua volta entrato nell’orbita dei CRDA (Cantieri Riuniti dell’Adriatico) nel 1930.

 

Il Cantiere San Marco

Nato nel 1840 per iniziativa di Gaspare Tonello come Squero San Marco, nel 1877 interruppe l’attività con la denominazione Stabilimento Navale Adriatico. Nel 1897 la società Stabilimento Tecnico Triestino acquistò e rimise in esercizio il cantiere, sfruttando i vantaggi di una legislazione a sostegno di attività marittime e industriali e soprattutto dell’apporto di capitali viennesi che andarono a costituire la maggioranza del pacchetto azionario. Lo stabilimento fu riattivato anche spostando macchinari e maestranze dal Cantiere San Rocco di Muggia e venne orientato, soprattutto ma non solo, verso la produzione di imbarcazioni militari. Tra il 1898 e il 1927 vi si impiegarono alcune migliaia di addetti, variando tra i 1000 e i 3000 secondo i periodi e le congiunture.

Nel primo dopoguerra capitali italiani sostituirono quelli stranieri. La Banca Commerciale Italiana, che si affiancò dapprima alla quota societaria detenuta attraverso la Banca Commerciale Triestina dalle società Lloyd Triestino, Cosulich Società Triestina di Navigazione e Libera Navigazione Triestina – azionista della Stabilimento Tecnico Triestino –, alla fine degli anni Venti assunse anche il controllo della società Stabilimento Tecnico Triestino, riunendo tutti cantieri sotto un unico ombrello finanziario.

 

La Fabbrica Macchine Sant’Andrea

Nata nel 1839 come Stabilimento Strudthoff dall’iniziativa di un imprenditore proprietario di una fabbrica di cordame per bastimenti e di strumenti ottici, la manifattura inizialmente venne adibita alla costruzione di attrezzi agricoli, stufe, macchinari per la produzione del caffè. Trovandosi ad operare in sinergia con il vicino squero Tonello, si dotò di una fonderia e si specializzò in riparazioni marittime, producendo nel 1846 la prima motrice vaporiera a uso terrestre del Litorale austriaco. Attorno alla metà del secolo, allorché erano già solidi i legami con la Marina militare per le commesse di motori navali, impianti idrovori e pompe idrauliche, l’azienda familiare si trasformò in società a capitale azionario. Gli Strudthoff mantennero la maggioranza della nuova società Stabilimento Tecnico Triestino, all’interno della quale FMSA (Fabbrica Macchine Sant’Andrea) e Cantiere S. Rocco di Muggia si trovarono ad essere parti organiche e complementari di un articolato complesso produttivo. Dal 1858 al 1903 la FMSA realizzò in tutto 306 complessi-macchine per navi costruite al Cantiere San Rocco, 37 per il Cantiere San Marco, 47 per navi costruite all’estero. Nel 1907 la Stabilimento Tecnico Triestino superò i 3500 addetti.

Concluso il primo conflitto mondiale, il controllo azionario passò nelle mani della Banca Commerciale Italiana. In seguito l’azienda confluì nel gruppo CRDA (Cantieri Riuniti dell’Adriatico), seguendone le vicende.

Gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1944, nel secondo dopoguerra iniziò un difficile rilancio delle attività. Nel 1966, all’interno del piano di riassetto dell’industria cantieristica e navalmeccanica, venne decisa la costituzione della Grandi Motori Trieste, società compartecipata da IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) e FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino). Attualmente è di proprietà della società finlandese Wärtsilä.

 

Il Cantiere San Rocco

Fondato a Muggia nel 1858 per iniziativa della società Stabilimento Tecnico Triestino ed entrato in attività l’anno successivo, alla fine del decennio contava varie centinaia di lavoratori ed era impegnato a rispettare i termini di commesse mercantili e soprattutto militari. Il numero degli addetti salì dall’ultimo decennio dell’Ottocento sino a raggiungere i circa 2500 lavoratori nel primo Novecento, allorché anche in seguito all’evoluzione degli assetti societari assorbì parte del personale dell’Arsenale e indirizzò la produzione verso il solo settore mercantile. Il primo conflitto mondiale non danneggiò le strutture produttive dello stabilimento e nel dopoguerra portò a nuovi equilibri azionari: tornato nella sfera di controllo della società Stabilimento Tecnico Triestino completamente italianizzata attraverso i capitali della Banca Commerciale Italiana e Banca Commerciale Triestina, il cantiere fu formalmente autonomo ma in realtà subordinato alle attività del Cantiere San Marco. Dal 1930 si trovò all’interno della società CRDA (Cantieri Riuniti dell’Adriatico), destinato alle riparazioni e demolizioni.

Album Fotografico


Soggetto produttore

Denominazione
Arsenale Triestino San Marco
Altre denominazioni
Arsenale del Lloyd Austriaco [Das Arsenal des Oesterreichischen Lloyd in Triest] ; Arsenale Triestino
Data di esistenza
1853 - 1996

Complesso archivistico

Estremi cronologici
1837 - 1981
Consistenza
500 bb., 120 regg. e 800 mappe.
Descrizione dell’archivio
Archivio del complesso industriale attivo nelle costruzioni e nelle riparazioni navali, è stato depositato nel 1997 dalla Fincantieri - Cantieri Navali Italiani s.p.a. La documentazione testimonia le complesse e tortuose vicende della cantieristica triestina, segnate da continue fusioni e scorpori societari. Vi si trova conservata quindi la documentazione prodotta dall’Arsenale del Lloyd Triestino, dall’Arsenale Triestino, dai CRDA San Marco, dai CRDA Fabbrica Macchine San Andrea. Al suo interno si conservano verbali del consiglio d’amministrazione e dell’assemblea generale (1940-1962), materiali degli uffici tecnici (1889- 1974), registri del personale (1837-1981), materiali fotografici (158 album e oltre 2000 foto).
Ordinamento e strumenti di ricerca
L'inventariazione è parziale (1997 e 2014).
Dichiarazione di notevole interesse storico
Archivio dichiarato di interesse culturale nel 1997.

Soggetto conservatore

Denominazione
Deposito presso l’Archivio di Stato di Trieste.
Luogo di conservazione

 

 

Responsabile giuridico dell’archivio
Fincantieri cantieri navali italiani s.p.a.