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Archivio Fiom Cgil presso Arsenale Triestino San Marco


Ciclostilato, 1962. (Istituto Livio Saranz, Archivio Fiom Cgil presso Arsenale Triestino San Marco, serie T, b. 12)
Ciclostilato, 1962. (Istituto Livio Saranz, Archivio Fiom Cgil presso Arsenale Triestino San Marco, serie T, b. 12)

Storia dell’ente

Dopo la Liberazione, la reintroduzione dell’istituto delle Commissioni interne consentì ai lavoratori italiani di riorganizzare le proprie rappresentanze sui luoghi di lavoro: organismi eletti direttamente dai lavoratori, si videro riconosciute anche funzioni di contrattazione collettiva a livello aziendale. Contestualmente si ricomposero quelle libere organizzazioni sindacali che erano state abolite fin dal 1926. La Fiom (Federazione impiegati e operai metallurgici) si ricostituì nell’autunno 1945 estendendo l’area della propria rappresentanza ai lavoratori dell’intero settore metalmeccanico.
Nell’immediato secondo dopoguerra, durante il periodo dell’amministrazione anglo-americana, a Trieste si anticipò nei fatti quella divisione ideologica che avrebbe caratterizzato di lì a qualche anno le vicende sindacali italiane e che ruppe la compattezza della Cgil (Confederazione generale italiana del lavoro) – rinata su basi unitarie nel giugno 1944 a Roma, sulla spinta dei maggiori partiti antifascisti –.
Le rappresentanze sindacali dei lavoratori triestini si ricostituirono principalmente attorno alle due organizzazioni dei Sg (Sindacati giuliani) di ispirazione cattolico-liberale e dei Su (Sindacati unici) di ispirazione marxista. L’organizzazione degli occupati nel settore metallurgico e metalmeccanico aderente ai Su si costituì alla fine del maggio 1945 raccordando l’attività di una ventina di proprie unità di base presenti negli stabilimenti industriali: i Comitati di fabbrica.
Il tentativo di costruire un coordinamento di azione, organizzazione e rappresentanza delle organizzazioni sindacali dell’area triestina attraverso l’esperienza della Ccis (Commissione centrale di intesa sindacale) non ebbe esito positivo. Solo dopo la risoluzione di condanna del partito comunista jugoslavo da parte del Cominform, nel giugno 1948, vennero in parte meno le implicazioni politiche e nazionali che avevano caricato di toni aspri il confronto tra le diverse organizzazioni dei lavoratori triestini.
Nell’agosto 1948 l’Associazione degli industriali, la Camera confederale del lavoro – organismo espressione dei Sg – e la Confederazione dei sindacati unici del Territorio libero di Trieste sottoscrissero un accordo che regolava le rappresentanze sindacali aziendali. L’intesa definiva i modi e i principi dell’elezione da parte dei lavoratori dei Comitati e dei Fiduciari aziendali e ne individuava le funzioni: «concorrere a mantenere normali i rapporti tra i lavoratori e la Direzione dell’azienda e, in uno spirito di reciproca comprensione, cooperare per il regolare svolgimento dell’attività produttiva». Più in dettaglio, l’accordo prevedeva che le elezioni fossero aperte a tutti i lavoratori – sindacalizzati o meno –, i quali avrebbero scelto i propri rappresentanti in liste presentate dalle organizzazioni sindacali o da lavoratori ad esse non iscritti. Fissava in un anno la durata del Comitato aziendale, composto da operai e impiegati eletti in liste differenziate e in un numero rapportato al totale degli addetti dell’azienda. Contemplava infine la possibilità per la lista di minoranza di operare separatamente dal Comitato aziendale.
Nel dicembre 1948 un nuovo accordo tra Camera confederale del lavoro e Confederazione sindacati unici del Territorio libero di Trieste stabilì la costituzione delle Cepa (Commissioni elettorali paritetiche aziendali), organismi che si occuparono dell’organizzazione e svolgimento delle operazioni elettorali. Le intese successive riproposero e confermarono sostanzialmente i contenuti di tali accordi.
Dal 1954, in seguito al definitivo passaggio di Trieste alla sovranità italiana, le relazioni industriali vennero disciplinate dagli accordi interconfederali nazionali, all’interno dei quali trovò posto anche la regolamentazione delle rappresentanze dei lavoratori – ad esempio le intese dell’8 maggio 1953 e del 18 aprile 1966 –. La nascita della Nccdl (Nuova camera confederale del lavoro) e la sua adesione alla Cgil portarono nel 1956 allo scioglimento del Su Metallurgici all’interno della Fiom Cgil. Fu questa sigla ad essere presente alle elezioni delle Commissioni interne degli stabilimenti navalmeccanici triestini e a raccogliere il maggior numero di voti sin dalla tornata elettorale del dicembre 1956.
La riorganizzazione societaria e aziendale che interessò i cantieri triestini – e che nel 1970 portò alla nascita dell’Atsm (Arsenale triestino San Marco) – coincise con un deciso ripensamento della struttura delle rappresentanze dei lavoratori che, a livello nazionale, coinvolse le organizzazioni sindacali.
In seguito ad una stagione di ampia adesione alle lotte sindacali che alla fine degli anni Sessanta aveva posto la necessità di una partecipazione maggiormente articolata nei luoghi di lavoro, nel maggio 1970 venne promulgata la legge n. 300, meglio nota come “Statuto dei lavoratori”. Il provvedimento stabiliva un insieme di diritti per i lavoratori dipendenti e fissava una serie di principi di garanzia nelle relazioni industriali. All’interno del quadro normativo, inoltre, regolamentava le Rsa (Rappresentanze sindacali aziendali, espressioni distinte di ciascuna delle sigle sindacali presenti in un luogo di lavoro), introduceva l’Assemblea dei lavoratori e prevedeva la costituzione dei Cdf (Consiglio di fabbrica o Consiglio dei delegati).
All’Atsm il Cdf veniva eletto in rapporto di 1:30 – ma la proporzione poteva variare – da tutti i lavoratori di ciascun reparto dello stabilimento. Votava al proprio interno una Presidenza e un Esecutivo, e definiva inoltre una serie di Commissioni tematiche partecipate dai delegati membri dell’Esecutivo e del Cdf. Aperto alla partecipazione di lavoratori sindacalizzati e non, richiedeva in ogni caso la presenza di rappresentanti delle sigle confederali e si configurava secondo il loro peso, non senza scontri e conflittualità tra le singole componenti sindacali anche dopo la costituzione, nel 1972, della Flm (Federazione lavoratori metalmeccanici).
La stagione unitaria caratterizzata dall’attività dei Cdf si chiuse a metà degli anni Ottanta, con una profonda e lunga frattura nelle relazioni tra le sigle sindacali. Venuti meno gli organismi unitari, negli stabilimenti rimasero le Rsa.
Dopo una prima intesa-quadro tra Cgil, Cisl (Confederazione italiana sindacati lavoratori) e Uil (Unione italiana del lavoro), nel luglio 1993 un accordo sottoscritto da governo, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil introdusse nuovamente le Rsu, la cui composizione «deriva per 2/3 da elezione da parte di tutti i lavoratori e per 1/3 da designazione o elezione da parte delle organizzazioni stipulanti il Ccnl (Contratto collettivo nazionale di lavoro), che hanno presentato liste, in proporzione ai voti ottenuti».

Album Fotografico


Soggetto produttore

Denominazione
Fiom Cgil presso Arsenale Triestino San Marco

Complesso archivistico

Estremi cronologici
1919 - 1995
Consistenza
42 bb.
Descrizione dell’archivio
Archivio della rappresentanza sindacale Fiom Cgil attiva presso lo stabilimento Arsenale Triestino San Marco di Trieste. Conserva materiali eterogenei riferibili alla sua organizzazione e alla sua attività all’interno del cantiere navale, alle sue relazioni con l’azienda e le altre organizzazioni sindacali, ai suoi rapporti con le strutture delle rappresentanze aziendali e territoriali dei lavoratori. Vi si trovano: comunicazioni, corrispondenza e minute; documenti politico-programmatici, materiali organizzativi ed elettorali, verbali di organi direttivi e di assemblee; analisi e relazioni concernenti l’economia, l’organizzazione del lavoro e della produzione; materiali concernenti le relazioni industriali e la contrattazione; stampa sindacale e volantini. Sono presenti inoltre materiali relativi all’attività delle rappresentanze sindacali attive presso le realtà produttive assorbite dall’Atsm: Arsenale triestino (bb. 4, 1919 – 1963), cantiere San Marco (bb. 3, 1945 – 1975), cantiere San Rocco (bb. 4, 1943 – 1960), Crda - Italcantieri (bb. 7, 1929 – 1971).
Ordinamento e strumenti di ricerca
Il fondo non è ordinato. Interventi di studio propedeutici al riordino hanno prodotto strumenti di ricerca – elenchi di consistenza e schede – che permettono di orientare la consultazione.
Dichiarazione di notevole interesse storico
Archivio dichiarato di interesse culturale nel 1999.

Soggetto conservatore

Denominazione
Istituto Livio Saranz, Trieste.
Luogo di conservazione

• indirizzo: via Pauliana 8, 34134 Trieste
• telefono: +39 040415141 - e-mail: info@liviosaranz.it
• indirizzo web: http://www.istitutosaranz.it

Responsabile giuridico dell’archivio
Istituto Livio Saranz, Trieste.