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Archivio Fiom Cgil presso Italcantieri di Monfalcone


Volantino, 1966. (Istituto Livio Saranz, Archivio Fiom Cgil presso Italcantieri di Monfalcone, b. 16)
Volantino, 1966. (Istituto Livio Saranz, Archivio Fiom Cgil presso Italcantieri di Monfalcone, b. 16)

Storia dell’ente
Dopo la Liberazione, la reintroduzione dell’istituto delle Commissioni interne consentì ai lavoratori italiani di riorganizzare le proprie rappresentanze sui luoghi di lavoro: organismi eletti direttamente dai lavoratori, si videro riconosciute anche funzioni di contrattazione collettiva a livello aziendale. Contestualmente si ricomposero quelle libere organizzazioni sindacali che erano state abolite fin dal 1926. La Fiom (Federazione impiegati e operai metallurgici) si ricostituì nell’autunno 1945 estendendo l’area della propria rappresentanza ai lavoratori dell’intero settore metalmeccanico.
Nell’immediato secondo dopoguerra, durante il periodo dell’amministrazione anglo-americana, nella Venezia Giulia si anticipò nei fatti quella divisione ideologica che avrebbe caratterizzato di lì a qualche anno le vicende sindacali italiane e che ruppe la compattezza della Cgil (Confederazione generale italiana del lavoro) – rinata su basi unitarie nel giugno 1944 a Roma, sulla spinta dei maggiori partiti antifascisti –. Le rappresentanze sindacali dei lavoratori monfalconesi si ricostituirono principalmente attorno alle due organizzazioni dei Sg (Sindacati giuliani) di ispirazione cattolico-liberale e dei Su (Sindacati unici) di ispirazione marxista.
Nel febbraio 1947 il ritorno del territorio monfalconese alla sovranità italiana sciolse apparentemente le contrapposizioni tra le diverse sigle, che si trovarono unite all’interno della Camera del lavoro riconosciuta dalla Cgil. Tuttavia, già nell’agosto 1948 le divergenze tra visioni sindacali differenti si ripresentarono alla nascita dei Sl (Sindacati liberi), dai quali due anni più tardi si originarono le componenti che diedero vita prima alla Cisl (Confederazione italiana sindacati lavoratori) e in seguito alla Uil (Unione italiana del lavoro).
Le diverse correnti si contarono alle elezioni della Commissione interna, ovvero di quell’organismo di rappresentanza il cui compito, secondo l’accordo del 7 agosto 1947, era «concorrere a mantenere normali i rapporti tra i lavoratori e la direzione dell'azienda, in uno spirito di collaborazione e di reciproca comprensione per il regolare svolgimento dell'attività produttiva». Nel 1947 e nel 1949, la lista “Corrente di unità sindacale” ottenne la maggioranza. Si anticipò così quella forte e combattiva presenza della Fiom Cgil che, lungo tutti gli anni Cinquanta e anche oltre, fu ostacolata e combattuta dalla Direzione anche attraverso la limitazione delle libertà sindacali e le sospensioni degli attivisti, la repressione e il ricatto occupazionale. Tra i lavoratori dello stabilimento la presenza della Fiom Cgil si mantenne costantemente maggioritaria – dopo una flessione alla metà degli anni Cinquanta –, e si espresse tanto nell’ultima Commissione interna quanto nella composizione degli organismi della rappresentanza dei lavoratori che la sostituirono dalla fine del 1970.
Accanto alle commissioni interne – che non erano un organo propriamente sindacale, bensì una prima forma organizzativa costituita da lavoratori, sindacalizzati o meno – operavano le organizzazioni sindacali.
La partecipazione degli iscritti alla struttura organizzativa e ai processi decisionali della sezione aziendale della Fiom presso il Cantiere di Monfalcone – che a metà degli anni Sessanta raccoglieva circa il 60% delle deleghe sindacali per oltre 1700 tesserati – avveniva attraverso canali consolidati. Il congresso era il luogo in cui venivano definiti gli organi direttivi: una Segreteria – la cui composizione di norma poteva variare tra i cinque o i sette membri – e un Consiglio direttivo – formato da più di venti membri –. Le assemblee rappresentavano il momento in cui veniva condivisa la discussione su temi di carattere generale – quali le prospettive e le politiche economiche per il settore navalmeccanico – o di carattere particolare e contingente – quali l’organizzazione e l’orario di lavoro, la sicurezza e i lavori nocivi –. La consultazione periodica degli iscritti, oltre al rapporto diretto offerto dalla quotidianità dello stabilimento, erano lo strumento per raccogliere valutazioni sull’operato dei delegati sindacali e proposte, nonché per scegliere i candidati per le elezioni delle commissioni interne.
In seguito ad una stagione di ampia adesione alle lotte sindacali che, nell’Italia di fine anni Sessanta, aveva posto con forza la necessità di una maggiore partecipazione e di una presenza più strutturata nei luoghi di lavoro, nel maggio 1970 venne promulgata la legge n. 300, meglio nota come “Statuto dei lavoratori”. Il provvedimento stabiliva un insieme di diritti per i lavoratori dipendenti e fissava una serie di principi di garanzia nelle relazioni industriali. All’interno del quadro normativo, inoltre, regolamentava le Rsa (Rappresentanze sindacali aziendali, espressioni distinte di ciascuna delle sigle sindacali presenti in un luogo di lavoro), introduceva l’Assemblea dei lavoratori e prevedeva la costituzione dei Cdf (Consiglio di fabbrica o Consiglio dei delegati).
Il Cdf eletto il 2 novembre 1970 all’Italcantieri di Monfalcone si componeva di 148 membri, che rappresentavano i lavoratori dei 25 reparti nei quali era articolato lo stabilimento. All’interno del Cdf vennero definite le varie commissioni tematiche e un Comitato esecutivo che ne raccordasse e indirizzasse l’attività. Nel 1980, in seguito al progressivo e inarrestabile calo degli occupati, il CdF contava 108 membri in rappresentanza dei 4600 lavoratori dello stabilimento – erano stati 145 nel 1974 e 129 nel 1977–. Aperto alla partecipazione di lavoratori sindacalizzati e non, il Cdf richiedeva in ogni caso la presenza di rappresentanti delle sigle confederali e si configurava secondo il loro peso, non senza frizioni tra le singole componenti sindacali anche dopo la costituzione, nel 1972, della Flm (Federazione lavoratori metalmeccanici).
La stagione unitaria caratterizzata dall’attività dei Cdf si chiuse a metà degli anni Ottanta, con una profonda e lunga frattura nelle relazioni tra le sigle sindacali. Venuti meno gli organismi unitari, negli stabilimenti rimasero le Rsa.
Dopo una prima intesa-quadro tra Cgil, Cisl e Uil, nel luglio 1993 un accordo sottoscritto da governo, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil introdusse nuovamente le Rsu, la cui composizione «deriva per 2/3 da elezione da parte di tutti i lavoratori e per 1/3 da designazione o elezione da parte delle organizzazioni stipulanti il Ccnl (Contratto collettivo nazionale di lavoro), che hanno presentato liste, in proporzione ai voti ottenuti».

Album Fotografico


Soggetto produttore

Denominazione
Fiom Cgil presso Italcantieri di Monfalcone

Complesso archivistico

Estremi cronologici
1946 - 1983
Consistenza
64 bb.
Descrizione dell’archivio
Archivio della rappresentanza sindacale Fiom Cgil attiva presso lo stabilimento Italcantieri di Monfalcone. Conserva materiali eterogenei riferibili alla sua organizzazione e alla sua attività all’interno del cantiere navale, alle sue relazioni con l’azienda e le altre organizzazioni sindacali, ai suoi rapporti con le strutture delle rappresentanze aziendali e territoriali dei lavoratori. Conserva inoltre documentazione riguardante i processi produttivi e l’organizzazione del lavoro nello stabilimento, nonché materiali di carattere generale concernenti l’economia e il settore della navalmeccanica. Vi si trovano: comunicazioni, corrispondenza e minute; documenti politico-programmatici, materiali organizzativi ed elettorali, verbali di organi direttivi e di assemblee; analisi e relazioni concernenti l’economia, l’organizzazione del lavoro e della produzione; materiali concernenti le relazioni industriali e la contrattazione; stampa sindacale e volantini.
Ordinamento e strumenti di ricerca
Il fondo non è ordinato. Interventi di studio propedeutici al riordino hanno prodotto strumenti di ricerca – elenchi di consistenza e schede – che permettono di orientare la consultazione.
Dichiarazione di notevole interesse storico
Archivio dichiarato di interesse culturale nel 1999.

Soggetto conservatore

Denominazione
Istituto Livio Saranz, Trieste.
Luogo di conservazione

• indirizzo: via Pauliana 8, 34134 Trieste
• telefono: +39 040415141 - e-mail: info@liviosaranz.it

• indirizzo web: http://www.istitutosaranz.it

Responsabile giuridico dell’archivio
Istituto Livio Saranz, Trieste.